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Prefazione E' proprio in queste serate che la nostra creatività emerge maggiormente e nei menù la tradizione si trasforma in novità, con i piatti nati da una cucina antica e rielaborati per le moderne esigenze di raffinatezza e leggerezza. Paolo Gramaglia |
I "Luciani" abitanti di Santa Lucia, il più antico e celebrato borgo
marinaio di Napoli, oltre ad essere espertissimi
pescatori, hanno la prerogativa di saper ben cucinare il
pesce; in particolar modo il "polipo verace"
che hanno sempre pescato nei modi più
vari. Il polipo verace, attratto dal bianco, viene
adescato da una candida piumetta, collocata al centro di
una piccolissima ancora a cinque bracci che si chiama "filatiello". Può anche essere pescato con
l'anfora di creta la "mummarella" pure dipinta di bianco e
contenente pietre altrettanto candide, che si cala sul
fondo, attaccato ad una corda presso una roccia. Il
verace se la vede, la vuota dei ciottoli e vi si
installa, come in un comodo nido e il pescatore,
avvertito dalle pietre sparse intorno, tirando la "mummarella",
lo cattura. Ma vi è un terzo modo, con il quale
l'aristocratico polipo, finendo in bellezza, dà luogo ad
un eccezionale spettacolo. Si vedono nelle notti d'estate
di Santa Lucia mille e mille luci sul mare; è
uno spettacolo fantastico: sono le "Lampare", che avanzano lentamente con la
lampada fissa sulla prua. Il mare diventa in quel punto
d'argento e così il polipo, attratto dalla luce, emerge
e viene arpionato dal pescatore con la fiocina, chiamata
"Lanzaturo". |
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Antipasti Primi Secondi Dolci I Vini
"Cantine Grotta del Sole" |
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Il Menù proposto ci ricorda quello
che gli antichi abitanti del borgo di Santa Lucia
erano soliti preparare in occasione della festa della "NZEGNA", che cadeva l'ultima domenica di
agosto. In quella ricorrenza essi "NGIGNAVANO",
indossando un abito nuovo e dando alle fiamme il vecchio.
Quel giorno che si fosse trovato transitare per il borgo
era tuffato nelle acque antistanti. La festa apparteneva
come tante altre al Reame Borbonico e voleva
essere un atto di fede alla Madonna delle
"Catene", protettrice dei pescatori.Ferdinando I di Borbone, che non disdegnava il chiasso delle manifestazioni festaiole del suo popolo, prendeva vivamente parte a quella festa. Dopo il '60, i Luciani fedelissimi borbonici, vollero mantenere vivo il ricordo degli antichi sovrani con una mascherata. Una carrozza, nella quale prendeva posto un vecchio Luciano e la sua sposa, agghindati buffonescamente da Ferdinando I e da Maria Carolina, tra una platea di scugnizzi armati da strumenti piedigrotteschi, partiva da un vicolo del Pallonetto. Durante il tragitto il corteo era salutato da salve di fischi e pernacchi. Dopo una rituale sosta al "Caffé Gambrinus" per consumare un rinfresco, la mascherata raggiungeva il borgo marinaio ed i "Reali", preso posto su un barcone galleggiante, assistevano alla conclusione della festa. |
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| Nel borgo era presente sempre un banco dell'ostricaro ricco di una miriade diversa di frutti di mare, sul quale spiccava la dicitura "Ostricaro fisico". Perchè l'ostricaro si chiami fisico non è ancora decisamente chiarito.Circola in proposito una storiella; sembra che un marinaio e ostricaro di Santa Lucia fosse un protetto del Re, il sovrano, ammirando il suo aspetto particolarmente prestante, esclamasse: "Tu si nu fisico" e che il "luciano", compiaciutosi si fosse affrettato ad aggiungere alla sua insegna la qualifica affibiatagli dal monarca e che in seguito venne adottata anche da tutti gli altri suoi colleghi. | |