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Ristorante President Pompei

Serata enogastronomica a tema storico by Paolo Gramaglia

Genova


La città ha origini antichissime. essa cominciò a formarsi intorno ai primi villaggi abitati dai liguri.
L'amicizia dimostrata a Roma fu causa della sua distruzione ad opera del cartaginesi. Ricostruito dal senatore romano Spurio Lucrezio, il piccolo borgo prese il nome di Genua e divenne "municipium" romano.
Nel XI sec. si costituì a libero Comune; i genovesi, guidati da Guglielmo Embriaco, parteciparono alla Prima Crociata e ciò favorì l'aumento dei traffici marittimi e commerciali del porto. In Oriente si costituì, di conseguenza, un importante dominio coloniale che portò alle varie famiglie nobili genovesi immense ricchezze.
Nel XIII sec. la potenza di Genova dovette scontrarsi per motivi egemonici con quella delle rivali repubbliche marinare di Pisa e Venezia, rispettivamente nelle battaglie di Meloria (1284) e in quella di Curzola (1298).
I contrasti politici, soprattutto interni, decretarono via via anche l'indebolimento economico e commerciale di Genova e della sua egemonia sul mare.

Dopo il "Mille non più Mille", la grande avventura religioso-cavalleresca delle Crociate ha rappresentato anche uno storico bisiniss per le Repubbliche Marinare italiane.
Soprattutto le due citta-stato, grandi rivali, Genova e Venezia, sapranno trarre enormi vantaggi dai quei remunerativi "trasporti crociera" di prodi cavalieri e relativi eserciti, provenienti da ogni parte d'Europa, in viaggio a proprie spese, verso i Luoghi Santi da riconquistare.
Con le crociate si riaprono pure, dopo i secoli bui delle invasioni barbariche, le ricche rotte dei traffici con l'Oriente evoluto e raffinato: le favolose vie della seta dell'oro, e delle spezie pregiate, il pepe, lo zenzero, i chiodi di garofano, la noce moscata "et simili altre delizie", che la cucina dell'antichità non aveva fatto in tempo a conoscere, oppure aveva conosciuto soltanto marginalmente, come la più straordinaria fra tutte, lo zucchero, dall'arabo sikkar, in genovese succou.

A Venezia le spezie provenienti dall'Oriente venivano immagazzinate nel Fondaco dei tedeschi prima di prendere la strada dei valichi, alpini ed essere smistati in mezza Europa; a Genova, invece, il mercato delle spezie si teneva sotto gli archi gotici dei portici di Sottoripa vicino al palazzo del banco San Giorgio, costruito, in parte con le pietre ricavate dall'edificio demolito a suon di tromba che i veneziani avevano occupato a Costantinopoli, fino al colpo di mano dei greci, alleati dei Genovesi, del 25 Luglio 1261.
Sotto questi stessi portici, dove tutt'oggi si possono ammirare e sentire tavolozze di colori e profumi " di ogni sorta di spezie" in grani, in polvere, in stecche, in baccelli, ha certamente camminato, osservando e annusando anche Cristoforo Colombo, dotato, com'è noto, di un eccezionale senso dell'olfatto. Tanto che quando gli capiterà l'occasione di identificare quella "non cannella", che domenica 4 Novembre 1492, Martin Alonso, grande quanto difficile e sfortunato compagno di avventura, crede di aver trovato a Cuba, non avrà un attimo di dubbio, e la boccerà al volo,a naso. Magari anche rallegrandosene un pò... " IL contromastro della Pinta disse che aveva trovatogli alberi di cannella. L'Ammiraglio andò subito colà, ma constatò che non lo erano. (dal diario di bordo del primo viaggio).

A Genova l'uso, la moda, la mania delle spezie (ci confermerà T. L. Belgrano, ne Le vite dei genovesi accennando "a ciò che meglio e comunemente si piacessero i palati dei nostri vecchi ") era cresciuta a dismisura dopo le prime Crociate e d'alcune di esse, come il pepe, può dirsi che faceasi allora quel consumo che oggi so fa dello zucchero e del caffè".
Genovesi e Liguri, in seguito, riusciranno tuttavia a svincolarsi della seducente abitudine, naturalmente per quelli che se lo potevano permettere, dei cibi speziati. Rivolgendosi poi sempre più ai loro prodotti interni come: l'olio, il basilico, il prezzemolo, la salvia, l'aglio, rosmarino, il timo, il pesce, ecc. ecc.
Mentre i veneziani continueranno a prediligere, decisamente, le spezie, importate dell'Oriente.
Venezia e Genova: due "scuole di pensiero", due paesaggi gastronomici che si differenziano proprio sull'utilizzo delle spezie e delle erbe aromatiche, pur avendo entrambi attinto a simili esperienze d'oltremare.

Curiosità Genovesi

Il re della tavola imbandita "Il cappon magro"

La gastronomia ligure vanta un invidiabile primato: quello di possedere un piatto che riassume, in una vera e propria sintesi architettonica dove felicemente si sposano i prodotti del mare e della terra, tutti gli odori, i sapori e i colori dell'intera regione. Unico nella sua imponenza tra le elaborazioni tipiche italiane, simbolo di opulenza e di gioia, festa grande del gusto e della vista, il cappon magro e anche cibo-ornamento, posto a rallegrare come ideale bouquet le tavolate delle grandi occasioni. Qual'e 1'origine di questo piatto straordinario? Tante le ipotesi: c'e chi lo vuole, agli inizi, modesto cibo marinaro, confezionato naturalmente con la limitata dotazione di bordo, e poi col tempo arricchitosi, a terra, fino alla attuale orgogliosa baldanza; c'è chi intravede, nella sua forma composita e colorata, addirittura accenti moreschi. Circa il suo nome, 1'opinione più diffusa e che derivi dal pesce cappone, appunto uno dei suoi principali elementi, ma non manca chi pensa all'allusione all'omonimo piatto grasso (il classico galletto castrato), un tempo certo più vagheggiato.

Il pesto:

I marinai sono stati nei secoli i principali involontari mezzi di interscambio tra le cucine del mediterraneo. Arrivando con le loro navi portavano spezie e prodotti da luoghi lontani e assaggiavano i piatti tipici dei porti che li ospitavano. In Liguria nei piccoli porticcioli circondati da una terra impervia e scoscesa, quando venivano avvistate le navi in lontananza, le donne uscivano di fretta dalle case. Andavano nei loro orti ricavati terrazzando la montagna e raccoglievano le foglie profumate del basilico. Nei mortai mettevano i pinoli, doni spontanei della natura, dalle proprietà afrodisiache e l'aglio che conferiva al sugo un profumo intenso.

Era allora che tornando i profumi si mischiavano, i marinai da sempre uomini rozzi e violenti, diventavano ad un tratto dolci e curiosi di nuove sensazioni d'amore.
P.S: I pinoli fin da tempi remoti erano considerati potenti afrodisiaci. Galeno, già nel secondo secolo D.C. raccomandava agli uomini di bere, prima di coricarsi, un bicchiere di miele accompagnato da 20 mandorle e da 100 pinoli.
Provare per credere!
Comunque il pinolo dal potere più forte e quello proveniente dal Pinus Gerardiana che cresce solo sulla parte nord-ovest dell'Himalaya fra i 2000 e i 4000 m.

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